Per comprendere il pensiero reale dell'avvento non bisogna separarlo dal Natale, con il quale forma una stretta unità. Avvento significa venuta, ed è il nome biblico che sta ad indicare l'apparire di colui che deve venire, ossia di colui che Dio ha promesso agli uomini come loro redentore. Storicamente, in campo liturgico, la parola avvento era riferita non tanto all'attesa della nascita di Cristo, ma piuttosto a quello della seconda venuta del Signore Gesù. Questo fatto è così chiaro che basterebbe leggere le letture della prima domenica di avvento le quali evidentemente parlano della seconda venuta di Cristo. Ma ormai la liturgia di avvento, come è oggi e come è nel pensiero della Chiesa, ha un riferimento diretto alla prima venuta di Gesù, ossia il Natale, e in questo senso bisogna comprenderla. Avvento quindi non è la finzione scenica di una venuta storica di Gesù che di fatto si è già realizzata. Si tratterebbe infatti di questo: noi che siamo d.C. dovremmo ignorare che Cristo è venuto e trasportarci a un ipotetico e assurdo prima di Cristo, per riportare il "venuto" alla posizione di "venturo". Non bisogna scordarsi però che la liturgia vede nei fatti storici il mistero di salvezza che essi contengono e con il quale essa ci vuole mettere in contatto. La liturgia dell'avvento non riguarda una storia passata, ma solamente un fatto presente. La liturgia non è profezia né promessa, ma è presenza. La teologia dell'avvento ci è spiegata dalle ultime parole della sacra scrittura: lo Spirito Santo e la Sposa dicono: Vieni. E chi ascolta, dica anch'egli: Vieni. Lo Spirito e la Sposa sono la Chiesa. La Chiesa è il corpo di Cristo, che va realizzandosi sempre nel mondo. Se va realizzandosi, non è ancora completo. L'avvento quindi è il mistero proprio della chiesa. Come l'esistenza -in funzione di attesa di preparazione messianica- fu il mistero del popolo ebraico, così l'esistenza-in funzione di totale redenzione-è il mistero della Chiesa. La Chiesa mentre esiste, è sempre ancora tutta da fare. Ogni giorno si prega: venga il tuo regno, sia l'avvento del tuo regno. La chiesa è tutta avvento, e tutta è sempre attesa: vieni, Signore Gesù: Maranatha. L'avvento liturgico, celebrazione dell'avvento/ nascita, ci prepara, donandocela nel mistero, a quella filiazione divina che apparirà piena nell'avvento/parusia. In altre parole: nella nascita umana del verbo, la cui grazia si partecipa della celebrazione del mistero, la Chiesa scorge la fonte della propria santità; in essa si prepara ad attingere quell'abbondanza di vita che il verbo porta nel mondo, come pegno della pienezza completa che un giorno avrà dalla seconda venuta del Signore. Prepararsi al Natale significa per la Chiesa prepararsi a quella grazia di filiazione, che nel mistero è anticipato dalla grazia piena e totale. Il Bambino verso il quale la Chiesa anela è il re del secolo avvenire. Cristo è venuto, ma è anche il venturo, come diceva già Giovanni battista: "colui che deve venire sta in mezzo a voi". Il Signore è venuto e sta nella sua Chiesa. Questa non si pone in attesa di Cristo, come se Cristo non fosse venuto; tuttavia nella sua venuta, già passata ma presente nel mistero, vede l'immagine della venuta avvenire. La Chiesa sa infatti di essere salva per la venuta di Cristo nell'umiltà della carne; ma attende che questa salvezza appaia in tutta la sua grandezza quando egli verrà nella gloria.
Per comprendere il pensiero reale dell’Avvento non bisogna separarlo dal Natale, con il quale forma una stretta unità.
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