Dopo aver celebrato Messa qualcuno mi ha detto che quanto esposto nella mia omelia non era esatto

Dopo aver celebrato Messa qualcuno mi ha detto che quanto esposto nella mia omelia non era esatto…
Rimando alla lettura di questo breve scritto per esplicitare con parole più dotte quanto ho cercato di esprimere con parole semplici ad un uditorio variopinto.
Cara signora non punti il dito ma sia disposta all’ascolto con carità e umiltà.
Buona lettura.

Natura della grazia di Dio

La grazia è un dono soprannaturale di Dio. Un effetto del Suo amore per gli uomini che ha creato «a Sua immagine e somiglianza» (Gn 1, 25).

La parola “grazia” può avere tre significati, dipendenti l’uno dall’altro:

– amore per qualcuno, un’amicizia;

– un dono, conseguenza dell’amicizia;

– la riconoscenza per il dono ricevuto.

Nei due ultimi significati la grazia costituisce qualcosa in colui che la riceve: un dono, un ringraziamento. Nel primo senso la grazia non è nulla in colui che è amato: p. es., essere “nelle grazie” del sovrano non dà origine ad alcunché nella persona in questione. Ma qui bisogna notare una differenza fondamentale tra la grazia degli uomini e la grazia di Dio; tra l’amore dell’uomo e l’amore di Dio.

L’amore dell’uomo è “mosso” da un bene che già esiste. P. es., vedo un bell’oggetto, lo amo, lo desidero. Per Dio avviene esattamente il contrario: Egli causa l’essere della creatura che ama (cfr. Summa Theologica, I, q. 20, a. 2). Questo amore di Dio creatore per le sue creature ha dei gradi: vi è l’amore di Dio che crea l’essere delle piante, degli animali, la natura umana stessa; vi è poi un amore speciale di Dio che causa una realtà soprannaturale, per la quale la creatura razionale è elevata sopra la condizione della natura per partecipare al Bene divino: «Quando si dice che un uomo ha la grazia di Dio si vuole indicare un dono soprannaturale prodotto da Dio nell’uomo» (Summa Theologica, I-II, q 110, a. 1). Dono di Dio per mezzo del quale «…l’uomo, mediante la natura dell’anima, partecipa alla natura divina secondo una certa somiglianza, con una nuova generazione o creazione» (Summa Theologica, I-II, q. 110, a. 4).

La grazia trasforma la natura umana radicalmente per il fatto che inserisce nell’essenza stessa dell’anima umana, facendo di colui che la possiede una «nova creatura – una creatura nuova» (2Cor 5, 17; Gal 6, 15). Si trasforma e si eleva ciò che già esiste; si perfeziona ciò che già possiede una sua bontà. Donde il noto adagio scolastico «Gratia non tollit naturam sed perficit eam – la grazia non toglie la natura ma la perfeziona».


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