C’è una carenza assoluta di formazione e di divulgazione in ambito religioso. Spazi vuoti e luoghi inabitati che sono diventati ombra rispetto alle stanze affollate dei social dove tutto si fa breve, corto, immediato, sintetico.
L’analisi e la costruzione del pensiero hanno ceduto il passo al pressapochismo, alla liquidità di soggettivismi sterili, di mode spirituali, di sacerdoti talk religious show, con la
perdita assoluta dei mistici e del misticismo. C’è una fuga continua verso l’eresia che erode la sana dottrina nel silenzio assordante di chi non interviene per correggere le derive spiritualiste devozionali che hanno sfigurato l’identità del Cristo e del Logos.
Stiamo camminando fra le macerie e qualcuno pensa che sia rimasta in piedi qualche porta dalla quale uscire. In realtà siamo già fuori: fuori dal tempo, dallo spazio, inadeguati nei linguaggi, rincorrendo esperti che appena hanno finito di parlare hanno già dipinto, con le loro parole, un mondo che c’era ieri ma che oggi non c’è.
Ma il bello qual’è? È che pensiamo di essere in uscita! Da chi? Da che cosa ? Da dove?
Si cerca di delineare un’identità che non c’è più, di salvare il salvabile, di custodire il recinto quando sono già scappati tutti, di rivestire paludamenti che hanno perso la loro carica simbolica perché la nuova antropologia dell’uomo tecnologico e digitale non è abituato a Syn ballein ma al dia bolos!
Siamo completamente anestetizzati e abbandonati a noi stessi da non percepire neppure l’Anastasi della Risurrezione come forza vitale e rinnovatrice. Non è questione di regole e di riorganizzazione ma di testimoniare Qualcuno che si ama e che è il centro della tua e della mia vita.
Resurrexit!

C’è una carenza assoluta di formazione e di divulgazione in ambito religioso.
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