Era lui che spiavano da un pezzo; era lui che avrebbero voluto cogliere in flagrante: nella loro mente perversa, era lui l’adultero che trad

Era lui che spiavano da un pezzo; era lui che avrebbero voluto cogliere in flagrante: nella loro mente perversa, era lui l’adultero che tradiva il loro impianto teologico. No, la donna non c’entra. Ella ha avuto solo la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Certo, il suo peccato era evidente. Per questo non avrebbe avuto scampo: sebbene la condanna non fosse stata ancora pronunciata, essa era già scritta. Sarebbe stata lapidata. Non è forse vero che basta applicare la legge e il caso è risolto? Non è quello che, talvolta, un po’ sommariamente, sosteniamo anche noi? A tanto, tanto. Non cominciano così tutti i sistemi degli epuratori nella vita politica come in quella ecclesiale?
Che strana la sorte di chi sceglie di farsi solidale: finisce per essere condannato alla stessa pena pur non avendo fatto nulla di male, come commenterà profeticamente il compagno dell’ultima ora. Ecco dove arriva il mistero dell’Incarnazione; ecco dove giunge la misericordia di Dio: a subire la stessa pena. Così, per Gesù, la condanna era già scritta: si trattava solo di cercare l’occasione propizia per renderla manifesta.
La vita, i rapporti, le situazioni, tutto diventa un motivo per allestire un tribunale, tutto diventa una pubblica piazza dell’accusa oggi facilitata anche dai moderni mezzi della comunicazione (d’altronde, cosa c’è di meglio per rompere la monotonia di tante nostre giornate se non qualche fatto a luci rosse? Vuoi mettere? Cosa importa se la storia di quella persona è un groviglio di ferite, di traumi? La piazza ha bisogno di temi pruriginosi, vivaddio!) con la donna al centro e ai lati scribi e farisei da una parte e Gesù dall’altra. Per i primi, ella era soltanto un pretesto per mettere alle strette Gesù: avevano bisogno di un capo di accusa.. Qualunque sarebbe stata la sua posizione, egli avrebbe compromesso la sua reputazione: applicare la legge? E che fine avrebbe fatto la sua fama di uomo misericordioso? Usare misericordia? Un motivo in più per attestare che egli si poneva contro la legge. Il punto è delicato, com’è ovvio.
Avevano atteso a lungo questo momento: i fatti erano dalla loro parte. Quella donna era stata colta in flagranza di reato. Gesù non avrebbe avuto scampo e così avrebbe ricevuto una lezione senza eguali. D’altronde, non è forse vero che contra factum non valet argumentum? L’evidenza si impone da sé senza troppi giri di parole.
Maestro, che ne dici?
Sembra addirittura educata la loro domanda, rispettosa, desiderosa di capire. Ma ci sono domande che tradiscono la doppiezza del cuore. Ben a ragione s. Bernardino da Siena dirà: “Colui che parla chiaro, ha chiaro l’animo suo, chi parla scuro, significa l’animo suo scuro”.
Interpellato, Gesù non risponde o, meglio, risponde con un gesto duplice e con un silenzio surreale, difficile da sostenere. Di fronte alla loro domanda tranello, Gesù distoglie lo sguardo da quello dei suoi interlocutori perché non è mai degno di attenzione lo sguardo di chi si erge a giudice che accusa e condanna. E poi scrive a terra con il dito, come a voler ripetere il gesto della creazione: c’è un uomo nuovo ancora da plasmare il quale ha bisogno che in lui venga inciso, venga inscritto il suo vero nome e il suo vero volto, sempre a rischio di essere smarrito, perduto.
Da quel silenzio assordante risuona una parola che non ha precedenti: “Volete condannarla? Inizi a farlo chi può vantare un pedigree ineccepibile”. In questo modo esce da quel vicolo cieco in cui avrebbero voluto incastrarlo. Non dice, infatti, né di lapidarla né di non farlo. Sposta il discorso su un piano che vede tutti in causa.
Ci è capitato senz’altro di sentire, come all’improvviso, un tanfo irresistibile: ecco cosa deve essere accaduto quel giorno. Come se Gesù avesse aperto una tomba e il puzzo della morte avesse pervaso tutto e tutti. È fuga, è dileguarsi, è correre ai ripari: tutti smascherati, a partire da chi aveva un curriculum più nutrito almeno per via degli anni. Come se quelle parole avessero fatto scorrere in un attimo su un maxi schermo visibile a tutti, l’intera esistenza di ognuno senza possibilità di appello: ladro, strozzino, traditore, usurpatore, assassino, falso, prevaricatore. E giù giù con la interminabile teoria delle nostre malefatte di fronte alle quali aver disobbedito alla mamma (come continuiamo a confessare ancora a ottant’anni), è un vanto. In un attimo viene fuori che il mestiere più antico del mondo non è vendere il proprio corpo, ma sentenziare sulla pelle altrui.
Nessuno ti ha condannata?… Neanch’io…
Il vangelo non è una sorta di saldo di fine stagione, non si tratta di una proposta a ribasso.
Il vangelo è uno spiraglio di luce là dove la tenebra vorrebbe avere il sopravvento. E questo, per accusati e per accusatori.
Il vangelo è la possibilità di riconoscere che Dio tiene sempre la porta socchiusa: devi fare solo lo sforzo di aprirla.
Te la senti? O preferisci continuare a spiare dal buco della serratura qualcuno contro cui allestire un tribunale che finirebbe solo per imputare anche a te ciò che contesti negli altri?


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