QUANDO LA CREATIVITÀ PASTORALE È SGANCIATA DALLA TEOLOGIA
Mi spiace cari amici ma io non ci sto ad essere omologato al pensiero unico che circola prepotentemente sui social in merito a presepi estemporanei allestiti in questi giorni.
Il Presepe viene allestito nelle Chiese perché è una pagina di Vangelo narrata ai poveri e agli illetterati. Così lo intendeva San Francesco, inventore del presepe. Quello che avviene in diverse chiese e santuari è davvero triste. La teologia già da tempo ha abbandonato la guida delle scelte pastorali e sembra più relegata negli atenei. Quello che sta avvenendo è un po’ la moda di San Gregorio Armeno e dei suoi artigiani che, per vendere qualche statuina in più, devono incarnare il presepe nel secolo e nei suoi problemi con una vera e propria opera di secolarizzazione del sacro. Il presepe è e resta qualcosa di sacro. Utilizzarlo per fargli dire cose diverse rispetto alla pagina evangelica della natività è una mistificazione vera è propria. Se il presepio è mistero della nascita del Cristo e della sua incarnazione, quindi in sé è un "fine", allora non si mistifica il segno per caricarlo di significati che non sono i suoi, diventando quindi mezzo. Siamo alla solite… l’inconsistenza teologica che genera confusione, allestimenti scenografici, set teatrali nelle chiese, storytelling inadeguati al contesto liturgico ed evangelico. Quello che avviene è una mistificazione vera è propria. Nonostante molti pastori abbiano conseguito dottorati e licenze in sacra teologia e conoscono molto bene la teoria, nella pratica vanificano gli sforzi fatti, abbandonando il pensiero teologico: san Francesco aveva trasformato la stalla in chiesa mentre noi trasformiamo le Chiese in stalle e show da baraccone di cattivo gusto. Speriamo si ritorni ai segni e alla loro mistica simbolica che non ha bisogno di essere spiegata e interpretata. Lasciamo mascherine e distanziamento sociale al loro contesto!


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