Propongo qui una riflessione di Don Fortunato Figliano

Propongo qui una riflessione di Don Fortunato Figliano

“Tanti o quali auguri?”
Prendo spunto da questa espressione chiara e provocatoria con la quale ci siamo dati, anche quest'anno, rassicurazione, attenzione e soprattutto liberazione. Questo Natale credo sia stato il più vero degli ultimi 80 anni, perché abbiamo avuto la possibilità di sentire la verità di quello che era diventato un freddo rituale: il bisogno o l'obbligo dell'altro? Tutta questa liturgia del ritrovarsi inieme, per tanti, è stata una liberazione, diciamolo con franchezza e senza ipocrisia. Quali sono stati gli auguri che ciascuno ha fatto? Abbiamo ripetuto a memoria la stessa frase, ma sono anni che non riusciamo a vederne gli effetti. Abbiamo imparato a fabbricare parole d'incanto che non arrivano al cuore e, puntualmente, ci accorgiamo che i poveri sono un ottimo prodotto decorativo che spesso illuminano di emotività le nostre opache coscienze. È stato il Natale più vero per chi non lo ha colorato di effetti magici, è stato il Natale piu essenziale per chi ha sempre rispettato l'origine della sua sacra festività, è stato il Natale più puro per chi non lo ha violentato con la macchina commerciale. Non so se, da quest'anno in poi, sarà possibile recuperare la speranza del Natale cristiano come lo ha pensato Dio o come lo ha testimoniato, con la vita, Cristo stesso insieme a Maria e Giuseppe. Riconoscere il bisogno di inaugurare una nuova umanità non può essere un desiderio di un solo giorno, ma ogni giorno deve esserci il desiderio di cambiare. Così come ogni giorno ci sono i poveri, gli ammalati, gli esclusi, i disoccupati, i detenuti e coloro che con tanta dignità e discrezione abbracciano la propria fragilità di vita."Tanti o quali auguri?" Io credo che sia la "qualità" degli auguri a fare la differenza, perché di "tanti auguri" ne abbiamo la memoria piena, per non parlare poi dei tantissimi messaggi laici, che a differenza di quelli religiosi cambiano solo nel colore ma la forma è la stessa. Quale augurio? Quello di cambiare in bene sincero il vero se', senza riflettori o macchine fotografiche. Quello di guarire se stessi nell'anima ferita con i mezzi appropriati senza condannarsi, perché non sciegliamo noi il nostro dolore soltanto lo incontriamo e nessuno può negare la sua esistenza, come nessuno può negare l'Amore di Dio che cura e guarisce, dipende dagli "auguri" che fai.

d. Fortunato


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