Gesù afferma qualcosa di assolutamente nuovo: io sono la vite, voi siete i tralci.

Gesù afferma qualcosa di assolutamente nuovo: io sono la vite, voi siete i tralci. Il vignaiolo si è fatto vite; il creatore si è fatto creatura. Dio è in me, non come padrone, ma come linfa vitale; Dio è in me, non come voce che viene da fuori, ma come il segreto della vita. Dio è in me, per meglio prendersi cura di me. La mia linfa vitale viene da prima di me e va oltre me; viene da Dio, e va' in amore, va' in frutti d'amore; viene da Dio, radice del vivere, e dice a me, piccolo tralcio: ho bisogno di te. Per una vendemmia di sole e di miele. Per la pienezza dell'uomo e per quella di Dio. Per la dolcezza del loro vivere. E so che se mi stacco da lui non so più amare, e quindi, come uomo, muoio.
Due sono le parole centrali: rimanete in me, per portare frutto. Come si fa per restare in lui? Noi non siamo dei mistici. Eppure è facile, accade con Gesù come con tutte le relazioni: si tratta di ascoltare quella parola che rende puri, mangiare il pane, guardare il volto, aprire canali a quella linfa', e poi parlare a lui, ogni giorno (e se non hai nulla da dirmi, parlami lo stesso, anche solo per dirmi che non hai nulla da dire). Si tratta di percorrere tenacemente i sentieri che portano alla casa dell'amico, perché non si riempiano di rovi e di spine e non si cancellino.
Gloria di Dio è il molto frutto. Il nome nuovo, il nome vero della morale non è sacrificio, ma fecondità; non ubbidienza, ma espansione verso l'esterno di una corrente che urge dentro e che ha le stigmate di Dio, e infiniti presagi di frutti.


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