Il destino del narcisista patologico.
Quando si è incapaci di guardarsi attorno, di cogliere la complessità del reale, di coltivare con cura le relazioni presumendo degli altri, della loro intelligenza, della loro competenza e abilità – praticamente quando non si è più in grado di ascoltare – allora si è già arrivati al colmo di una patologia che si chiama “narcisismo”. Quello che potrebbe sembrare un punto di forza, per il soggetto che ne è affetto, si rivela invece sul lungo periodo un grande punto di debolezza, peggio ancora se condito dalla sete di un potere gestito dispoticamente e come strumento di ricompensa per i propri riflettori servili e incapaci di esprimere alcunché perché timorosi di ritorsioni e mancati riconoscimenti.
È il tempo delle stelle cadenti che, dopo aver brillato per qualche istante nel cielo, finiscono a terra come pietre ormai irriconoscibili nel loro passato di flebile luce.
Cade una stella, anzi due… e si ridefiniscono le costellazioni, cambiano le rotazioni e le orbite e ci si accorge di come siano effimeri certi modi di fare.
I riflettori improvvisamente sentono un senso di vuoto perché non c’è più una sagoma da illuminare e attendono che sul proscenio si presenti qualcun altro per riconcorrere ancora un sogno che non ci sarà.
Il narcisista esce solo, senza fama e senza gloria, con le pesanti tende del sipario che si chiudono una volta per tutte e con la consapevolezza che anche il più bravo dei “one man show” ha bisogno di una squadra ottima ed efficiente fatta di persone.
Il narcisista patologico non è un leader ma un distruttore seriale che lascia un senso di vuoto, di frustrazione perché ha lavorato per se stesso sfruttando gli altri per il proprio ego.
Ritornato sul piano di realtà e finalmente rimasto solo prende coscienza di che tipo di persona è, considerato che fuori dal ruolo non ha alcun valore per nessuno.
Transeat gloria mundi!
Don Danilo


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