Polvere sei e polvere ritornerai

POLVERE SEI E POLVERE RITORNERAI
A proposito della celebrazione delle ceneri… se non hai pazienza scrolla e vai pure avanti. Non fa per te. Se invece vuoi impegnarti, prosegui nella lettura…

Nel vortice delle continue eccessive pretese che abbiamo verso noi stessi, diventiamo sempre più veloci, sempre più braccati, sempre più stressati, le forze si paralizzano sempre di più, e ora, in questo momento, per oggi riusciamo a farcela, ma domani, chissà, non riusciremo più a vincere la lotta che conduciamo contro la nostra natura. E diffonderemo intorno a noi una atmosfera di spietatezza: anche l’altro che ci sta a fianco, anch’egli è fatto di polvere, anche lui costringiamo alla stessa lotta competitiva, nello stesso inesorabile meccanismo del confronto. Chi è che offre maggiori prestazioni, chi è che fa la figura migliore, e chi è più umano nel rinnegare nel modo più disumano la propria esistenza, la propria natura di polvere?

Bisogna vedere nella Bibbia questo sfondo: come corre dritto nella vita di ogni individuo quando essa è priva di Dio sempre più spinti a incuterci un terrore reciproco. In definitiva è come se per ognuno diventasse questione di sopravvivenza se le cose possono continuare ad andare ancora avanti così. No, dice la visione del diluvio universale, questa non è vita. Continuando così, primo poi, sarà giocoforza essere sommersi e all’improvviso accadrà che non sentiremo più la terra sotto i piedi. La nostra vita diventerà un unico immenso caos. Ma come andrebbero le cose se proprio il diluvio incipiente ci potesse insegnare che la nostra esistenza ha altri fondamenti più profondi? Cosa accadrebbe se l’impotenza che avvertiamo, lo smarrimento nei confronti di noi stessi, la sensazione di essere inermi, esposti e instabili, se questa nostra verità fosse in realtà il principio di una profonda compassione, di una più grande misericordia e di una più solida verità?

Al di là del diluvio, così pensa la Bibbia, Dio si rivela alla creatura, quale noi siamo in realtà e quale egli ha fatto. Mai Dio dimenticherà che noi non siamo che polvere, mai perderà la memoria di come e da che cosa ci ha fatti. È proprio il fatto che siamo soltanto polvere diventerà più tardi, in tantissime preghiere di Israele, il motivo per reclamare davanti a Dio che non ci giudichi severamente e che non mette sulla bilancia gli errori che commettiamo ogni santo giorno e che accorci il metro della sua giustizia e renda più piccola la misura, perché noi non siamo Che polvere.

Davanti a Dio, in ultima analisi, e questa è l’unica cosa che ci può salvare: ammettere la nostra pochezza. E anche davanti a noi e agli altri – non è vero forse che viviamo con più misericordia solo se, al di là delle grandiose costruzioni della vita degli altri, non perdiamo di vista lo sfondo della miseria e del bisogno? L’altro è allora meno minaccioso e noi siamo più umani verso di lui.

Così pensa la Chiesa! Il segno di croce che riceveremo con le ceneri è proprio il segno della benedizione. Significa: non ti sforzare di lottare contro sé stesso, non credere di avere motivo di continuare a vergognarti, lascia perdere l’idea che dovresti essere più di quello che sei. Tu sei abbastanza buono, grande e meraviglioso così come Dio ti ha fatto. Nella polvere, se tu l’accetti, trovi il motivo di pensare di te in grande e con speranza. Soltanto Polvere tu sei, in quanto creatura di Dio.


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