Che bello vedere tante persone preoccupate per quello che sta succedendo ai confini di Israele

Che bello vedere tante persone preoccupate per quello che sta succedendo ai confini di Israele.
Gente che si improvvisa ad analista politico, di guerra, di geopolitica.

Ognuno dice la sua per sentito dire, o quando va meglio, ripetono a pappagallo quanto riporta qualche personaggio auterevole. Chi mi conosce sa bene che, quando guido i gruppi tanto in Israele, tanto in territorio palestinese, mostro la realtà astenendomi da valutazioni politiche.

È un dramma che si consuma da anni anche grazie all’ipocrisia di un occidente che ha preso bene le misure e le distanze e mentre si schiera a fianco d’Israele quando viene aggredito non fanno altrettanto nel vigilare sulla politica di occupazione dei territori non assegnati o nel mancato rispetto di accordi che tranquillamente si possono mettere sotto i piedi.

La verità è che la complessità di Israele non consente di fare di tutta l’erba un fascio e anche molti ebrei ortodossi si schierano a fianco dei palestinesi per il loro diritto di esistere. Giudaismo e sionismo non sono la stessa cosa!

La sofferenza non ha etnie, razze, differenze. A soffrire sono sempre le persone, quelle fragili, quelle che non hanno mezzi per un esistenza degna di essere chiamata tale.

Poi noi in Europa crediamo a quello che ci propina la propaganda di regime e i mezzi di informazione asserviti alla narrazione ufficiale alla quale biosgna allinearsi.

Ho accompagnato gruppi anche quando c’erano i bombardamenti a Gaza e ho fatto vedere la situazione in cui vivono nei territori palestinesi. Ho visto giornalisti delle nostre TV pagare ragazzini palestinesi per fingere sassaiole che non c’erano e mandare servizi in onda falsi e senza nessuna corrispondenza con il reale occultando opportunamente tagli di ulivi o occupazione di terreni a povera gente che si vedeva portare via il futuro da un giorno all’altro senza diritto di replica e senza possibilità di appelli a tribunali internazionali.

La verità è che le frange terroristiche, sempre da condannare per l’uso della violenza e la incapacità di dialogo, hanno cambiato modalità di attacco con un coordinamento mai visto prima tanto da mettere in crisi la super sicurezza israeliana che era diventata un simbolo universale. Ora questa narrazione su cui era stata costruita un’intera propaganda politica non regge più e bisognerà capire quale strada si apre verso il dialogo e la diplomazia.

Personalmente sogno uno stato dove le due realtà possano coesistere e le opportunità per pochi diventino opportunità per tutti.

Non mi fermerò e continuerò a portare i Pellegrini in Israele e nei Territori Palestinesi facendo consocere uomini e donne di buona volontà di entrambe le realtà che credono in un futuro diverso e possibile.


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