Il delirio settario travestito da fede: quando la purezza diventa idolatria
Nel panorama cattolico contemporaneo emergono, con crescente forza mediatica, alcuni ambienti che si presentano come i veri custodi dell’ortodossia, ma che in realtà stanno scivolando in una pericolosa deriva settaria. Non si tratta di un legittimo desiderio di rinnovamento spirituale o di fedeltà alla tradizione, ma di un delirio spirituale mascherato da zelo, che tradisce profondamente il Vangelo in nome di una purezza ideologica assolutizzata.
Attorno a figure carismatiche e ad alcuni sacerdoti che ne condividono il messaggio, si è consolidato un gruppo che si considera “il piccolo resto” rimasto fedele, contrapposto a una Chiesa che ritengono infedele, apostata e addirittura “occupata” da un’autorità illegittima. Il linguaggio apocalittico e divisivo, l’auto-referenzialità e la costante ricerca di nemici esterni sono tratti ricorrenti. In questa narrazione si ritrovano tutti gli elementi classici della mentalità settaria:
• la necessità di un nemico che incarni il male: un Papa, un vescovo, un parroco, chiunque non si allinei alla loro visione;
• la glorificazione del gruppo, unico “puro”, “illuminato”, “veramente cattolico”;
• l’assolutizzazione del giudizio, che si sostituisce alla Chiesa e si erge a tribunale infallibile;
• una visione paranoica della realtà, dove ogni disaccordo è letto come persecuzione.
Questo approccio genera un cristianesimo distorto: più vicino alla vendetta che alla misericordia, più incline all’esclusione che all’accoglienza, più centrato sulla paura che sulla speranza. È un Vangelo senza Croce, dove la salvezza non passa per il perdono e l’umiltà, ma per la condanna e l’autoaffermazione.
In queste settimane, alcuni di questi ambienti hanno perfino avanzato richieste pubbliche e ultimative al nuovo Pontefice, Leone XIV, pretendendo che egli sconfessi esplicitamente il pontificato del predecessore, quasi a voler dettare l’agenda al successore di Pietro. Si tratta di una pretesa gravissima, perché mostra fino a che punto la logica della setta ha sostituito il senso ecclesiale: si contesta la Chiesa in nome della Chiesa, si rifiuta l’autorità invocando una presunta fedeltà, si impone il proprio giudizio personale come misura della verità.
Ma non è la Chiesa ad aver tradito Cristo: sono questi ambienti ad aver smarrito il cuore del Vangelo, preferendo la logica della contrapposizione alla comunione, il moralismo alla carità, la disobbedienza spirituale alla fede autentica. Non accettano che lo Spirito Santo possa operare anche là dove non si aspettano, e finiscono per idolatrare la propria visione anziché lasciarsi guidare dalla Parola.
Il cristiano vero non cerca un colpevole da additare per sentirsi puro, ma segue il Crocifisso che ha amato fino alla fine, anche chi lo ha tradito e rinnegato. Chi semina continuamente sospetto e divisione dimentica l’ultima preghiera di Gesù: “Padre, che siano una cosa sola”. E chi si crede più santo della Chiesa finisce per uscire da essa, non per difenderla, ma per dividerla.


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