16 Agosto
San Rocco: il santo che ti direbbe in faccia che stai camminando verso il nulla
di don Danilo D’Alessandro
A Montpellier lo ignorano, in Francia quasi non lo conoscono. Ma nel Sud Italia le sue statue viaggiano a spalla tra fuochi d’artificio e lacrime di devozione. Paradosso? Forse. O forse segno che a volte i santi parlano più forte a chi sta lontano da casa.
San Rocco non era prete. Non era frate. Non apparteneva a nessun ordine. Non aveva pulpiti, programmi pastorali o segreterie organizzative. Aveva solo due piedi, una bisaccia e un cuore capace di guardare in faccia la peste senza arretrare.
Era un laico come tanti, eppure più radicale di molti religiosi. Non aveva titoli da sfoggiare, ma sapeva sporcarsi le mani sulle piaghe degli ammalati. Non portava un abito riconoscibile, ma era vestito di carità vera.
Se oggi potesse parlare, non ti regalerebbe frasi motivazionali per sentirti meglio. Ti direbbe, senza carezze inutili:
“Smetti di fare chilometri a vuoto. Scegli una meta che non sia la tua comodità, ma il volto di chi aspetta una mano tesa. Non aspettare il momento perfetto: la strada ti cambierà, se avrai il coraggio di chinarti sulle ferite del mondo.”
Perché oggi tutti camminano, tutti fanno “esperienze”, tutti accumulano selfie. Ma pochi hanno il coraggio di camminare per qualcuno.
Rocco guarì, servì, amò. E quando la peste non riuscì a portarlo via, ci pensò l’ingiustizia: fu imprigionato, dimenticato, lasciato marcire in una cella. Morì solo, ma con il cuore più libero di chiunque fosse fuori.
E allora oggi, se lo incontrassi per strada, non ti liscierebbe l’anima:
“Meglio morire in una cella per aver servito, che vivere cent’anni correndo dietro al niente. Se non sai dove stai andando, fermati. E chiediti: chi sto portando con me?”


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