Una riflessione a margine del Vangelo di questa domenica:
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Troppo spesso confondiamo fede con vita morale, come se avere fede significhi fare il bene e agire in modo moralmente ineccepibile. In altre parole, se sbaglio qualcosa è segno che non credo e non ho fede in Dio.
Le parle di Gesù possono scendere pian piano nel profondo dell'anima, in quel luogo dove abita il cuore di ogni nostra decisione: "…io le conosco … io do loro la vita… e non andranno mai perdute… Il Padre è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre…"
Queste parole non hanno nulla di morale, non contengono un "devi" o un "non devi…", ma sono un annuncio puro di quello che Gesù è per noi e di quello che noi siamo per Lui.
Gesù dice chiaramente a coloro che continuamente gli chiedono spiegazioni e segni, che la fede è un dono di relazione che Dio ha offerto. Questa relazione speciale si può rifiutare o accettare e basta, senza troppi ragionamenti e cautele.
Gesù offre anche a noi oggi questa intimità con lui, una intimità profonda che è capace di dare la vita e di far si che la vita, con tutti i suoi problemi, non si perda.
Credere è fidarsi che nell'amicizia con Gesù la nostra vita si salva veramente e non andiamo perduti. Ma se accettiamo l'amicizia di Gesù, tutto ci apparirà pian piano più chiaro.
La fede vera non è cieca, solo l'ignoranza è cieca e accecante.
Fede è fidarsi e nello stesso tempo continuare a farsi domande e ricercare risposte, ma senza ansia e con la sensazione che non siamo soli: "io le conosco le mie pecore… io do loro la vita…."

Lascia un commento