Cari amici, prima di partire per Mejugorje vi volevo dire che vi porto tutti con me, anche se fisicamente non ci sarete. La mia preghiera quotidiana è assicurata e nessuno resterà escluso. La Regina della Pace preceda, accopagni e sostenga sempre i nostri passi.
Il vangelo di questa domenica ci mette davanti una priorità fondamentale:
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.
Quale è il segno distintivo di un cristiano? Una croce al collo? Una immagine religiosa più o meno grande appesa alle pareti di casa? Dalle parole di Gesù la risposta appare semplicemente chiara: dimostro il mio legame con Gesù nella misura in cui amo il prossimo. Una comunità mostra la propria fede in Gesù dalla capacità di coltivare amore reciproco al suo interno.
Gesù pronuncia queste parole, in uno dei momenti più drammatici della sua vita: l’ultima cena. Ha appena lavato i piedi dei suoi discepoli con un gesto concretissimo di servizio (quello dello schiavo che lava i piedi impolverati dei suoi padroni) e ha appena visto uscire nella notte l’amico Giuda di cui conosce il tradimento in atto. Gesù rimane fedele al suo progetto di amore, e non si lascia scoraggiare dalle durezze dei suoi amici, infatti non solo Giuda ma anche gli altri non saranno meno traditori quando lo abbandoneranno da solo sulla croce. Gesù rimane fedele ed è questo l’amore che insegna ai suoi: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.
Il “come” che Gesù insegna è proprio questa fiducia nella possibilità di amare in modo vero e pieno. Tante volte siamo tentati di non credere a questo amore. I fallimenti e le delusioni, i tradimenti e ferite ricevute, ci spingono ad una chiusura che è pericolosa. Per questo ci fa bene riascoltare le parole dette da Gesù ai suoi: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”. Il comandamento di Gesù è “nuovo” nel senso che rinnova la vita personale e comunitaria. E’ il comandamento migliore e riassuntivo di tutti gli altri.
San Paolo dirà che senza amore anche il più grande sforzo umano e le più grandi gesta non servono a nulla (vedi prima lettera ai Corinti capitolo 13)
Questo è dunque il vero segno distintivo del cristiano e della comunità dei credenti.
Nei secoli le comunità cristiane hanno fatto troppo spesso a gara nel costruire segni sempre più grandi e magnifici della propria identità. Questo ha prodotto opere d’arte di una bellezza smisurata, ma non è certo in queste opere materiali che possiamo confidare per continuare a trasmettere la fede e la testimonianza di Gesù.
Ce lo dice Gesù in modo molto diretto e sorprendentemente attuale: da come vi amate mostrate al mondo chi sono io e il vostro legame con me.
E l’amore davvero supera ogni barriera, anche quella a volte restringente dei simbolismi religiosi. Amando e prendendomi cura del prossimo non solo testimonio la mia fede in Gesù, ma mi fa incontrare Gesù in ogni uomo che come me cerca di amare, di qualsiasi cultura razza e religione appartenga.

Lascia un commento