Dopo aver citato ieri sera Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, vi metto qualche riga dai suoi manoscritti

Dopo aver citato ieri sera Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, vi metto qualche riga dai suoi manosscritti…

177. – Da qualche tempo mi ero offerta a Gesù Bambino per essere il suo giocattolino, Gli avevo detto di servirsi di me non come di un giocattolo costoso che i bambini si limitano a guardare senza osare di toccarlo, ma come di una pallina di nessun valore che poteva gettare in terra, spingere con i piedi, bucare, lasciare in un angolo oppure stringere al cuore se questo Gli faceva piacere; insomma, volevo divertire il piccolo Gesù, fargli piacere, volevo abbandonarmi ai suoi capricci infantili… Egli aveva esaudito la mia preghiera…

A Roma, Gesù bucò il suo giocattolino, voleva vedere cosa c’era dentro e dopo averlo visto, contento della sua scoperta, lasciò cadere la sua [64v°] pallina e si addormentò… Cosa fece durante il suo dolce sonno e cosa ne è stato della pallina abbandonata?… Gesù sognò che si divertiva ancora con il suo giocattolo, ora lo lasciava e ora lo prendeva, e dopo averlo fatto ruzzolare ben lontano se lo stringeva al cuore, e non permetteva più che si allontanasse dalla sua manina.

178. – Lei capisce, Madre diletta, quanto fosse triste la pallina nel vedersi per terra… Eppure non smettevo di sperare contro ogni speranza. Alcuni giorni dopo l’udienza del Santo Padre, il Papà andò a trovare il buon fra Simeone e da lui incontrò Mons. Révérony che fu molto gentile. Il Papà lo rimproverò allegramente di non avermi aiutata nella mia difficile impresa, poi raccontò la storia della sua Regina e fra Simeone, il venerabile vecchio ascoltò il racconto con molto interesse, prese perfino degli appunti e disse con emozione: «In Italia non si vedono queste cose!». Credo che quell’incontro fece una buonissima impressione a Mons. Révérony; in seguito non smise di dimostrarmi che finalmente era convinto della mia vocazione.


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