I fatti testimoniano per Gesù
"20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». 21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
La lunga risposta di Gesù cerca di offrire il senso della sua missione. Prima di rispondere ai discepoli di Giovanni – dice l’evangelista Luca – Gesù compie molti segni prodigiosi a favore dell’uomo: cura le persone, cambia la situazione, risolve gravi situazioni di handicap, ridona la pienezza della salute a ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi e anche fa tornare in vita i morti; al termine della sua azione di salvezza c’è però sempre la predicazione del Vangelo, l’annuncio della buona notizia ai poveri. Gesù non risponde: ―Sì sono io!‖, ma anzitutto dice: ―Andate a riferire a Giovanni quello che voi avete visto‖. Che cosa hanno visto? A questo punto offre agli inviati del Battista una sintesi di quello che hanno visto: hanno visto persone trasformate. L’opera di Gesù non consiste in un intervento drastico di eliminazione dei cattivi, ma è un’opera di trasformazione dei cattivi in buoni. Giovanni si aspettava un Messia con la scure per tagliare gli alberi infruttuosi, Gesù invece è un messia che pazienta e zappa intorno agli alberi infruttuosi: li pota, li concima, li cura e si impegna perché portino frutto. L’intervento di Gesù rivela un Dio paziente e misericordioso che entra nella storia, ma non la cambia magicamente con un colpo di bacchetta o con la violenza dei rivoluzionari di questo mondo che tagliano la testa a quelli che la pensano diversamente da loro. L’intervento di Dio non è di questo tipo; è un intervento che cura l’uomo malato; non solo malato fisicamente, ma soprattutto l’uomo malato nella sua struttura umana, ferito dal peccato, corrotto dal male. L’intervento di Dio in Gesù è un intervento calmo, paziente, curativo che mira a salvare la persona non a distruggerla. Il fuoco che lui porta, come la spada che penetra nelle midolla dell’uomo, è come il fuoco del roveto ardente che vide Mosè: un fuoco che trasforma, senza consumare e incenerire. L’ultimo elemento della risposta di Gesù è molto importante perché è rivolto direttamente a Giovanni Battista; Gesù gli manda una beatitudine personale:"Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo"


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