Stava con le bestie selvatiche…

Stava con le bestie selvatiche…

La prima difficoltà nel rapporto con la propria 'natura animale' sta già nel riconoscere che dietro la maschera dell'umanità possano essere in agguato impulsi bestiali; infatti, constatare una cosa del genere sconvolge tutta la soddisfazione superficiale che uno ha di se stesso. E una cosa che preferiremmo nascondere nel modo più assoluto a chiunque altro, e non solo; non riusciremo a confessarla neppure a noi stessi se non quando siamo davvero soli con noi stessi come lo era Gesù nel deserto. Se ci vogliamo fare un'idea di come funziona la contestazione che la natura animale di fondo fa all'umanità di superficie dell'individuo, possiamo, pensando proprio all'inizio della vita pubblica di Gesù, riflettere sull'ambivalenza che, a prescindere dal suo scopo, presenta ogni azione vista dall'esterno. Vuoi andare dalla gente e parlarle di Dio? — E chi te lo garantisce? Non è che invece vorrai soltanto soddisfare la tua ambizione e metterti al centro dell'interesse della gente? Probabilmente vuoi solo soddisfare la brama di potere dell'animale che è in te e, allora, osi chiamare Dio la tua ambizione? Vuoi annunciare alla gente la vicinanza di Dio e predicarle il perdono e l'amore? — Non è, per caso, che vorrai soddisfare in realtà il tuo personale desiderio di amore nei tuoi ascoltatori e ambisci ad ottenere il loro favore e la loro approvazione? Non può essere che tu voglia semplicemente appagare il tuo estremo bisogno di amore mascherandolo da amore per il prossimo? Pretendi di denunciare pubblicamente ingiustizia e ipocrisia, fariseismo e presunzione? — Ma che ne diresti se in realtà tu volessi solo sfogare la tua aggressività primitiva? — E non sarebbe possibile che dietro ciascuna delle tue intenzioni, che presenti come buone e nobili, ci fosse al contempo un altro impulso brutale e bestiale? Non può essere che, in generale, nella nostra capacità di compassione si celi una connivenza appena dissimulata con la crudeltà? Che non sappiamo provare amore, senza il segreto desiderio di possesso, appropriazione e sadico annientamento? Che non riusciamo a provare entusiasmo e stima, senza essere capaci contemporaneamente di disprezzare e di calpestare gli altri? Che non possiamo dire di sì, senza insieme negarci, e che non siamo capaci di dare aiuto, senza una certa intima soddisfazione narcisistica? E ora, tirando le somme: come ci sentiremmo se tutto ciò non fosse solo una speculazione ipotetica, ma rappresentasse regolarmente e senza fallo la realtà? — Un filantropo sarebbe alla disperazione! Gli umanisti e i moralisti di tutti i secoli hanno infatti invitato anche con molta enfasi a dichiarare guerra all' 'animale nell'uomo' per cacciarlo e reprimerlo ovunque si trovi. Gli ideali umani venivano chiamati in campo come bellicose potenze del cielo a vincere e a distruggere l' 'animale' nell'essere umano, come fa l'arcangelo Michele col diavolo o come, nei miti dei popoli, l'aquila con il serpente. Ma se identifichiamo il retaggio biologico animale presente nell'essere umano con il male metafisico, col diavolo, allora le distese del cielo degli alti ideali non sarannno più popolate di spiriti soccorrevoli, ma di una schiera di arpie, che si precipiteranno sull'uomo come su carne sacrificale, che viene gettata loro in pasto. Se l'istinto, l'animalesco nell'uomo, come ha insegnato KANT, è davvero il «male radicale», ecco che tutti gli ideali etici e le potenze dello spirito non potranno che essere inserobaili, mortali antagoniste dell’essere umano e la dissociazione assoluta dell’uomo è la conseguenza diretta e ineliminabile di questa mentalità.


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