Il Vaticano diventa parrocchia.
Con la Via Crucis di questa sera è stato lanciato un chiaro segnale ai vescovi, ai parroci, a quanti sono impegnati nelle scelte pastorali.
Domani sentiremo i vari Caifa e Anna che si stracceranno le vesti per aver dato la possibilità a dei ragazzi di proporre riflessioni e situazioni di vita a commento del Vangelo di Passione per le 14 stazioni della Via Crucis.
Una scelta strategica per veicolare un messaggio chiaro nella trasmissione religiosa più seguita di sempre e ripresa dalla rete ammiraglia della RAI.
Una Via Crucis fuori dagli schemi ingessati e dalle altisonanti riflessioni teologiche dove i bambini sbagliano a leggere e seguono con il dito le parole scritte sulla carta: cosi come in qualsiasi parrocchia d’Italia.
Lo stesso Papa Francesco è apparso stanco, come qualsiasi parroco che abbia fatto bene il suo dovere, in queste giornate ricche ma anche piene di lavoro.
La semplicità del suo vestire, senza mantelle, camauri, mozzette e pellicciotti non ha fatto perdere la sacralità di questo momento con la sua ieracità e svuotando il Colosseo ci sollecita a ritornare nelle nostre piccole comunità fragili, difettose, problematiche, ma reali e porzione di quella Chiesa affidata alla cura del successore di Pietro.
Questa sera, dagli schermi è arrivata forte e decisa, l’immagine di una Chiesa sanante da quel distacco che, spesso un certo clericalismo diffuso, ha creato nel passato. Magari un passo questo che spinga la Chiesa di più in avanti e le renda più vicina alle piccole e grandi sfide del tempo presente.
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