Oggi, in una normale giornata feriale, con mia mamma, mia sorella e qualche parrocchiano ho proposto di andare al cinema, quello vero, quello che quando esci, ti stupisci della luce, non quello a matrioska del centro commerciale. Alle nove di sera inizia la proiezione di “Ennio". Solo noi in una sala di 150 posti.
Non ci sono parole. Solo lacrime di commozione per 150 minuti.
Tornatore ha voluto creare, riuscendoci, il concerto di una vita del maestro.
Un ritratto delicato di una persona umile e straordinaria nella sua normalità che sapeva vedere in ogni immagine in movimento note musicali.
Il film evidenzia, con un montaggio straordinario, la maestria di Morricone, nel vestire letteralmente i film.
Da ogni scena esce l'arrangiamento, non entra, come fosse parte stesso del movimento.
Il racconto del divenire di un’identità, solida e inflessibile, che sfida senza volerlo la perfezione accademica, quella della musica colta. La sporca, mescolando rumori e suoni.
La tradisce, consegnandola al cinema al quale non poteva fare regalo migliore.
Lo fa con un grande senso di colpa, la cui espiazione termina solo quando dopo decenni diventa innegabile il genio innovativo.
Da considerare un regista lui stesso, dando vita a film paralleli che ha, in alcuni casi letteralmente trasformato.
Film appena sufficienti resi da lui capolavori.
I tributi resi da numerosi registi scomparsi, ormai già da qualche anno, testimoniano quanto tempo questo progetto abbia richiesto per la sua realizzazione.
La commozione, arriva quando si percepisce la semplicità, il rispetto e soprattutto l'umiltà di questo artista.
La semplicità di telefonare al collega Alessandroni dicendogli: “Sa' viette a fa' 'na fischiatina”,
Fischiata che firma la famosa colonna sonora di "un pugno di dollari".
Il rispetto per padre, che per non mortificare la sua arte (trombista anch'egli), consapevole che non è più mirabile la bontà tecnica delle sue esecuzioni, evita di inserire i fiati nei suoi concerti, fino alla sua morte, poi come dice lui stesso, "era tutto un suono di trombe".
L'umiltá di sottoporre al giudizio della moglie ogni opera, prima di consegnarla alla committenza.
Ecco che, forse perché donna, mi ha commosso questa signora che riempie il documentario con la sua muta presenza. Un rapporto intimo e privato che ha accompagnato il Maestro a vedere oltre l’orizzonte storico.
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