Premetto una domanda a questa riflessione:
DAVVERO LE COSE sono cambiate in ambito LITURGICO nelle nostre PARROCCHIE?
Leggete e rispondete onestamente.
Materialismo cultuale-Devozionalismo
Parte 2
Il culto cristiano torna ad essere Liturgia nel senso veterotestamentario di sacrificio esterno, pubblico, dovuto a Dio, e compiuto da sacerdoti a nome e in sostituzione del popolo, ed eseguito secondo un rituale ben definito, nella lingua sacra: il latino. L'attenzione è posta prevalentemente sul rito, che deve essere eseguito correttamente e sull'osservanza “materiale" e “formale" delle rubriche; si dà poco rilievo, invece, ai fedeli, i quali vengono a trovarsi ai margini di una Liturgia che appare loro sempre più distante, incomprensibile e clericale. Tale situazione rimarrà invariata per secoli, fino alle soglie del Concilio Vaticano II. I reiterati tentativi di ricuperare lo "spiritualismo cultuale” tipico dei primi secoli, non approdarono a nessun risultato di rilievo, soprattutto per la mancanza di una solida "teologia liturgica". Di conseguenza, le risposte al “materialismo cultuale", in cui era precipitata la Liturgia a causa anche del giuridismo, del fissismo ritualista e dell'esteriorismo cultuale, rimangono tutte fondamentalmente legate al "devozionalismo".
La pietà popolare si nutre delle devozioni, sorte in sostituzione della Liturgia clericale e incomprensibile, anche se si continua a frequentare la Liturgia, intesa però come una "forma devozionale", spiegata in chiave
allegorica", vista come una buona occasione per "meditare' sul mistero della salvezza, ma non più percepita come fatto memoriale attualizzante l'evento salvifico di Cristo.
I pii-sacri esercizi, che sorgono numerosi, strutturati in genere modello delle azioni liturgiche, rispondevano meglio all'esigenza di "Partecipazione" dei fedeli, non più assicurata dalla Liturgia. In realtà, essi sono un grido di allarme nei confronti della stessa Liturgia, per l'orienmento che essa aveva assunto, e, nel contempo, un appello perché si avviasse finalmente la “riforma liturgica".
Il rapporto e le distinzioni che intercorrono tra la Liturgia, come era praticata e percepita in quel tempo, e i pii-sacri esercizi si posso
graficamente fissare in questi punti:
Liturgia
1. in latino
2. clericale
3. dovuta (precetto)
4. ritualizzata (giuridismo, ritualismo)
5. più misterica (oggettiva)
Pii esercizi o devozioni
1. nella lingua parlata
2. popolare-laicali
3. liberi, partecipati
4. più spontanei nella forma
5. più devozionali (soggettivi):
prende una fisionomia più affettiva, polarizzata sull'umanità di Cristo e sulla vita di Maria e dei santi, e sui sentimenti che questi poteva
suscitare, considerati come modelli da imitare e sentiti come protettori.
La liturgia si caratterizza per il primato della santificazione, della gratuita iniziativa di Dio, che motiva e rende possibile anche la lode, adorazione, azione di grazie, della Chiesa, e inoltre, per il suo valore memoriale, di attuazione del Mistero di Cristo; i pii-sacri invece, sviluppano in prevalenza la linea ascendente, per cui consiste prevalentemente nell'offrire a Dio l'omaggio della propria lode attraverso le pie pratiche.


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