Non si può imbrattare la speranza

NON SI PUÒ IMBRATTARE LA SPERANZA
Di Don Danilo D’Alessandro

Ci sono immagini che feriscono. Non perché distruggano qualcosa di prezioso, ma perché rivelano quanto profondo possa essere l’odio quando incontra ciò che è sacro.

La statua della Vergine sulla Collina delle Apparizioni di Medjugorje è stata profanata con della vernice nera e con una scritta offensiva: “Devil in a skirt” – “Il diavolo in gonna”. Un gesto che addolora il cuore di ogni credente e che merita una ferma condanna, senza esitazioni.

Eppure, dopo il primo moto di amarezza, sento nascere una riflessione diversa.

Chi compie un simile gesto pensa forse di colpire Maria. In realtà colpisce un pezzo di marmo. Maria non ha bisogno di essere difesa da noi: è una Madre che continua ad accompagnare i suoi figli anche quando la sua immagine viene oltraggiata. A essere ferita è la sensibilità di chi ama, non la grandezza della Vergine.

Colpisce, tuttavia, il momento in cui questo è avvenuto.

Tra pochi giorni Medjugorje accoglierà migliaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo. Giovani che saliranno quella stessa collina per pregare, confessarsi, adorare il Santissimo Sacramento, riscoprire il Vangelo e dare una direzione nuova alla propria vita.

Non sappiamo chi sia l’autore di questo gesto, né quali siano le sue motivazioni. Sarebbe irresponsabile attribuirgli appartenenze ideologiche o significati che non possiamo dimostrare. Ma una cosa appare evidente: chi semina odio spera sempre di raccogliere paura. Chi profana un luogo sacro desidera spesso attirare l’attenzione su di sé più che sulla propria opera.

Per questo il rischio più grande sarebbe lasciarci rubare la pace.

La storia della Chiesa ci insegna che ogni volta che qualcuno ha cercato di spegnere una luce, quella luce ha finito per brillare ancora di più. Le persecuzioni non hanno fermato il Vangelo. Le profanazioni non hanno cancellato la fede. Le croci non hanno avuto l’ultima parola, perché dopo il Venerdì Santo è sempre arrivata la Pasqua.

Anzi, questo episodio può diventare un’occasione provvidenziale.

Ogni pellegrino che salirà sulla Collina delle Apparizioni porterà con sé una preghiera in più. Ogni Rosario recitato, ogni confessione sincera, ogni giovane che ritroverà Cristo sarà la risposta più bella a chi ha pensato di offendere quel luogo.

Il male cerca sempre rumore. Dio continua a parlare nel silenzio.

Il male lascia macchie. Dio continua a trasformare i cuori.

Il male divide. Dio continua a radunare.

La vera risposta non sarà l’indignazione sterile, né la ricerca di facili colpevoli. Sarà vedere quella statua ripulita, quel luogo nuovamente pieno di pellegrini e migliaia di giovani inginocchiati in preghiera.

Perché si può sporcare il marmo, ma non la fede.

Si può imbrattare una statua, ma non la speranza.

Si può scrivere un insulto su un piedistallo, ma non si può cancellare il “sì” di Maria che continua a risuonare nella storia e nel cuore di milioni di uomini e donne.

Se davvero qualcuno voleva intimidire i credenti, probabilmente otterrà l’effetto opposto. Molti saliranno quella collina con ancora maggiore convinzione, comprendendo che il bene va custodito proprio quando viene contestato e che la luce appare ancora più luminosa quando qualcuno tenta di avvolgerla nell’oscurità.

Alla vigilia del Festival dei Giovani, il messaggio che parte da Medjugorje non è quello lasciato da una bomboletta di vernice. È quello che migliaia di ragazzi testimonieranno con la loro presenza: che vale ancora la pena credere, pregare, sperare e costruire la pace.

Ed è questa, oggi come sempre, la risposta più forte che il Vangelo sa dare al male.

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