Non avevo programmato che questo blog iniziasse proprio oggi, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di san Cleofa. Eppure ci sono coincidenze che, quando le guardiamo con gli occhi della fede, sembrano assumere il sapore discreto della Provvidenza.
Cleofa è un uomo in cammino.
Forse proprio per questo mi piace pensare che possa accompagnare il primo passo di questo nuovo spazio.
Il Vangelo ce lo presenta sulla strada di Emmaus. Non sappiamo molto di lui, ma conosciamo abbastanza per riconoscerci nella sua storia. Cleofa aveva creduto. Aveva sperato. Aveva probabilmente seguito Gesù con entusiasmo, ascoltato le sue parole, visto i suoi gesti, condiviso l’attesa di qualcosa di grande.
Poi tutto sembrava essere finito.
Gerusalemme, che era stata il luogo delle promesse, diventava improvvisamente il luogo della delusione.
E Cleofa torna indietro.
C’è qualcosa di profondamente umano in quel cammino verso Emmaus. Non è soltanto uno spostamento geografico. È il viaggio di chi, dopo avere creduto molto, non riesce più a capire. È il passo lento di chi aveva immaginato una storia diversa e si trova davanti a un finale che non aveva previsto.
«Noi speravamo…»
Forse tutta la delusione di Cleofa è racchiusa in queste due parole.
Noi speravamo.
È il tempo passato della speranza.
Quante volte accade anche a noi. Avevamo sperato in una persona, in un progetto, in una comunità, in una relazione. Avevamo immaginato che qualcosa sarebbe andato diversamente. E poi, quasi senza accorgercene, ci siamo messi anche noi sulla strada di Emmaus.
Camminiamo, ma in realtà stiamo tornando indietro.
Eppure proprio sulla strada della delusione accade qualcosa di straordinario: Gesù si avvicina.
Cleofa non lo riconosce.
Gli occhi sono incapaci di vedere ciò che pure è lì, accanto a lui.
Anche questo è sorprendentemente vero nella nostra vita. Talvolta Dio è presente proprio nei giorni in cui diciamo di non trovarlo. Cammina accanto a noi mentre continuiamo a domandarci dove sia. Ci parla attraverso persone, incontri, avvenimenti, parole che forse comprenderemo soltanto molto tempo dopo.
Gesù non interrompe il cammino di Cleofa.
Gli cammina accanto.
Ascolta il suo racconto.
Gli permette perfino di raccontargli la storia di Gesù senza sapere che sta parlando proprio con Gesù.
È una delle ironie più tenere del Vangelo.
Cleofa conosce i fatti, ma non ne comprende ancora il significato.
Fare memoria
Ed è forse qui che nasce anche il senso di questo blog.
Raccontare non significa semplicemente accumulare ricordi. Significa provare a comprenderli.
Ci sono fatti della nostra vita che diventano pienamente comprensibili soltanto quando li rileggiamo. Una parola ascoltata anni prima, un incontro apparentemente casuale, una ferita, una scelta, una persona incontrata lungo la strada: tutto può assumere un significato nuovo quando impariamo a fare memoria.
Gesù, infatti, fa proprio questo con i discepoli di Emmaus.
Li aiuta a ricordare.
Ripercorre con loro le Scritture. Ricompone i frammenti. Mette in relazione ciò che essi avevano vissuto con una storia più grande.
«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?»
Prima ancora che gli occhi si aprano, il cuore comincia ad ardere.
Custodire
Mi piace immaginare questo blog proprio così: non come un archivio freddo di parole, ma come un luogo nel quale alcune esperienze possano continuare a parlare.
Negli anni ho scritto molto.
Riflessioni, incontri, viaggi, esperienze pastorali, persone conosciute, momenti belli e momenti difficili. Molte parole sono rimaste disperse nella velocità dei social, dove ciò che oggi sembra importante domani viene già spinto lontano da qualcosa di nuovo.
Ma la vita non è una sequenza infinita di aggiornamenti.
La vita ha bisogno anche di memoria.
Custodire significa riconoscere che alcune cose non meritano di essere lasciate scorrere via.
Ci sono incontri che devono essere ricordati. Ci sono persone che hanno lasciato una traccia. Ci sono parole che, rilette dopo anni, raccontano forse qualcosa che allora non eravamo ancora capaci di comprendere.
Questo blog nasce anche per questo.
Per raccogliere. Per custodire. Per fare memoria. Ma soprattutto per continuare a camminare.
Riprendere la strada
Perché Cleofa non rimane ad Emmaus.
Quando finalmente riconosce Gesù nello spezzare il pane, accade qualcosa di sorprendente: la strada percorsa nella tristezza viene immediatamente percorsa nella direzione opposta.
Quello stesso uomo che si stava allontanando da Gerusalemme ritorna a Gerusalemme.
La distanza è la stessa. La strada è la stessa. Ciò che è cambiato è il cuore.
Ed è forse questa una delle immagini più belle della fede: quando cambia il cuore, cambia anche la direzione del cammino.
Vorrei che questo blog fosse esattamente questo: una strada.
Non una cattedra.
Non un luogo dal quale pretendere di avere risposte per tutto.
Una strada sulla quale condividere domande, incontri, intuizioni, esperienze, memoria.
Una strada sulla quale qualche volta potremo riconoscere anche le nostre delusioni. Altre volte ciò che ha fatto ardere il cuore. Altre ancora quelle presenze che abbiamo compreso soltanto guardandoci indietro.
Perché forse tutta la vita spirituale è anche questo: imparare lentamente a riconoscere Chi camminava con noi quando ancora i nostri occhi non erano capaci di vederlo.
Oggi dunque questo blog comincia il suo cammino.
E mi piace affidare il primo passo proprio a Cleofa.
All’uomo che aveva creduto. All’uomo che era rimasto deluso. All’uomo che tornava indietro. All’uomo dagli occhi ancora chiusi. All’uomo che improvvisamente sentì ardere il cuore. All’uomo che seppe fare memoria. All’uomo che riconobbe. E soprattutto all’uomo che, dopo avere riconosciuto il Signore, riprese la strada.
Forse è proprio questo ciò che vorrei fare anch’io attraverso queste pagine.
Continuare a camminare.
Custodire ciò che è stato.
Comprendere meglio ciò che accade.
Riconoscere le tracce di Dio nella storia.
E, ogni volta che sarà necessario, trovare il coraggio di cambiare direzione.
Perché ogni autentico cammino cristiano, prima o poi, conduce sempre lì: dal «noi speravamo» al «il Signore è davvero risorto».
E allora, da oggi, si parte.
In cammino.



Lascia un commento